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per tárogató e elettronica / for tárogató and electronics (2016)
dedicato a / dedicated to: Nikola Lutz
EDIZIONI SUVINI ZERBONI - MILANO
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audio integrale

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Ho sempre avuto un particolare interesse per le destinazioni strumentali insolite e il mio catalogo contiene molti lavori che esulano da quanto normalmente si veda su un palco.
E' però certo che in questa occasione la situazione sia davvero particolare, avendo accettato di scrivere, su invito di Francesco Maggio e del Festival Italien musiziert! un nuovo lavoro che unitamente all'uso di mezzi elettronici vede l'impiego del tarógató (strumento a me ignoto fino al momento della proposta di commissione...). Si tratta di uno strumento a fiato in legno dalla storia curiosa: pur esistendo precedentemente in Ungheria uno strumento ad ancia doppia di tal nome non dissimile dalla mediorientale zurna, alla fine dell'Ottocento venne ideato dal costruttore ungherese Vencel József Schunda un nuovo strumento ad ancia singola stranamente denominato allo stesso modo, pur non avendo praticamente punti di contatto con il suo predecessore. Presto diffusosi nel repertorio popolare con sporadiche apparizioni in altri ambiti, il tarógató possiede un timbro dal fascino particolare, spesso affine a quello del saxofono soprano o del fagotto, di cantabilità assai calda e, al tempo stesso, capace di notevole ruvidità ed energia, con una notevole duttilità legata anche alla prevalenza di fori aperti che consentono una fluidità pressoché totale nella successione dei suoni.
Da tempo Nikola Lutz, valente saxofonista tedesca, si opera per la creazione di un repertorio contemporaneo dedicato a questo strumento, e, grazie agli ascolti propostimi da lei, è stato facile convincere anche me a portare un piccolo contributo in questa direzione. La parte eseguita dalla solista, che evita dirette relazioni con la tradizione popolare che accompagna il tarógató , cerca di valorizzare le componenti timbriche più affascinanti dello strumento, alternando parti fortemente energiche, certo prevalenti nel corso del brano, a zone di distensione melodica che talvolta si congelano in immobili suoni tenuti.
La componente elettronica, come mia consuetudine in situazioni simili, è ricavata in altissima percentuale da campionamenti del tarógató stesso, effettuati dalla stessa solista e da me elaborati utilizzando svariate tecniche di trattamento. L'esecuzione non prevede alcun trattamento dal vivo del segnale della solista, che procede sincronizzata alla diffusione dei file audio grazie ad un metronomo in cuffia.


Suoni e parole ci giungono da ogni direzione. Diversi fra loro, ostili a volte, altre volte accattivanti. Troppi, comunque. Un rumore bianco che spesso si trasforma in un panorama vuoto, paradossalmente privo di qualsiasi informazione. Questo lo spunto iniziale di Blank, scaturito dal primo colloquio avuto con Nikola Lutz. La voce calda e flessibile del tárogató cerca continuamente di proporre, di sedurre, di gridare la propria individualità, ma un panorama elettronico spesso ostile - anche se costruito in massima parte a partire dal suo stesso suono - riconduce quasi ogni slancio al punto di partenza. A volte il contrasto è esplicito. In altre sezioni un'illusoria compenetrazione di ogni elemento costruisce instabili risonanze solidali. L'ultimo violento taglio lascia infine il cammino in un territorio svuotato, autunnale: pochi frammenti tentano di ricostruire discorsi dimenticati, svuotati di ogni energia.






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