CRAWLER
per sei strumenti / for six instruments (2014)

dedicato a / dedicated to: "Sentieri selvaggi" - Italy

EDIZIONI SUVINI ZERBONI - MILANO
pages 1 - 3

crawler
Dopo Watcher, che con la sua continua e violenta dinamicità aveva aperto l'affascinante collaborazione con i Sentieri selvaggi - dice Colombo Taccani - si è concretizzato, in una sorta di dittico, Crawler, con caratteri diametralmente opposti e complementari rispetto al lavoro preesistente.
Abbiamo ora un lavoro tendenzialmente ancorato a dinamiche esili e a timbri sfumati, spesso gracili, a partire dall'ottavino tenuto nel registro grave che occupa buona parte dell'avvio del pezzo, riproponendosi poi nelle pagine successive, oppure alla chiusa affidata al colore diafano di due flauti dolci soprani.
E' comunque spesso percepibile un nervosismo latente, nascosto ma pronto a esplodere in locali intemperanze, rimanendo tuttavia questo un aspetto secondario nella drammaturgia complessiva del pezzo.
Il legame con il precedente Watcher è presente non solo a livello di complementarietà narrativa, ma anche sul versante strutturale; anche in questo caso spunto di partenza è un frammento di un celeberrimo brano dei Genesis (facilmente intuibile dal titolo...): una porzione della linea vocale iniziale viene dilatata fino a coprire l'intera durata di Crawler, dettando anche ogni proporzione a livelli inferiori e imponendo scelte molto precise e ristrette al materiale intervallare sia melodico che armonico.
Come per tutti i miei lavori che seguano un'impostazione generativa simile, anche ora il legame percepibile all'ascolto con lo spunto di partenza rimane tuttavia impalpabile; il suo influsso è ristretto all'ambito affettivo personale, proponendosi all'ascoltatore, tramite il titolo, tutt'al più come generica ambientazione emotiva; assente - forse con una certa delusione da parte di alcuni... - è qualsiasi ammiccamento stilistico o citazione diretta del brano generatore. Ne è riprova il fatto che da spunti medesimi - ed è il caso anche di quello utilizzato in questo caso, come per altri spunti utilizzati anche tre o quattro volte nel corso degli anni - siano stati composti lavori diversi, profondamente lontani non solo come destinazione strumentale ma anche per percorso drammaturgico ed espressivo.

After Watcher, which with its constant and violent dynamism had opened my fascinating collaboration with Sentieri Selvaggi, Crawler came into being, in a sort of diptych, with diametrically opposing and complementary characters compared to the previous work.
We now have a work that tends to be anchored on weak dynamics and delicate timbres, often fragile, starting from the piccolo held in its low register throughout much of the opening of the piece, then reappearing in the following pages, or else the closing entrusted to the ethereal colour of two soprano recorders.
However, a latent nervousness is often perceptible, hidden but ready to explode into local perturbations, this however being relegated to a secondary aspect in the overall dramaturgy of the piece.
The link with the previous Watcher is present not only at a level of narrative complementarity, but also in structural terms; in this case too the starting point is an extract from a well known part of Genesis (easily inferable from the title): a portion of the initial vocal line is extended until covering the whole duration of Crawler, also dictating every proportion at lower levels and imposing very precise and limited choices on the intervals of the material, both in the melodies and the harmony. Nevertheless, as in all of my works that follow a similar generative scheme, here too the link with the source perceptible to the ear remains impalpable; its influx is limited to the sphere of personal affection, presenting itself to the listener, through the title, as nothing more than a generic emotive setting; absent (and perhaps to some people's disappointment...) is any sort of stylistic hint or direct quotation of the generating source. Proof of this is the fact that similar starting points (and this is also the case of the one used here, as it is for others used even three or four times over the years) have shaped several different works, totally different not only in terms of instrumentation but also of the dramaturgic and expressive course.